Claudio Di Scalzo

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Il dipinto, di cui parlerò fra poco, riassume tutta la poetica e l’arte dell’artista. Di piu’: lo stesso quadro che si presenta come un pianeta, diviso a spicchi dai meridiani e dai paralleli fino a formare tanti geometrici riquadri, può roteare tranquillamente attorno ai generi, narrativi, coinvolgendo in sequenza: il critico prima e chi si avvicinerà all’immagine poi: il visitatore della mostra futura, gli amici che transiteranno il salotto dove il quadro sarà   appeso,e chi sfogliando un catalogo, troverà l’immagine riprodotta su carta patinata. Insomma, orbite conoscitive e narrative. Esteticamente narrative. Pittoricamente inclusive. Molto vive se vogliamo filastroccheggiare all’infinito.

Maria Errani ha avuto in sorte lo sguardo fiabesco,che notoriamente riluce senza età, per descrivere il suo immaginario che nel caso del dipinto, e sempre con accorta rima, diventa planetario. Ho parlato di generi narrativi, giochiamo allora a scoprire le caselle che occupano e i virtuosi intrecci romanzeschi che possono suggerire. Ci sono orologi.

Quattro orologi. Ma con lancette molto particolari. Che vanno per conto loro. Anche a rovescio. E le ore quasi sgambettano chi dovrebbe misurarle e incatenarle alla logica del tempo che passa. Gli orologi sono i testimoni del genere aforistico. Sono simbolici per natura, dai tempi delle clessidre. E misurano qualsiasi cosa nel dipinto della Errani: dal flusso mobile dell’evoluzione dell’uomo a come i vetri delle case   riflettono gli sguardi. Scandiscono la crescita temporale dei fiori, ma anche del cielo stellato. E se uno accosta l’orecchio a questi orologi, oltre al ticchettio inusuale, può sentire un mormorio decifrabile pressappoco così: “Ah il tempo, chi lo prende sul serio edifica il suo esilio. Ma qui il tempo offre ad ognuno una casetta godibile. Sceglietela fra quelle del Polo Nord e Sud. Sappiate che non c’è freddo. In questi interni il vostro vissuto, se ne sarete inquilini, avrà sorprese che non posso rivelarvi”. Le rotondità degli aggeggi usi a misurare il tempo hanno una curiosa ripetizione panciuta nelle spirali. Spirali domestiche quasi addomesticate. Non rimandono a gorghi paurosi, buchi neri, bensì alla levità del mito: all’origine che va su e giu’come una molla. Potrebbero presentarsi con qualche lacerto oscuro, discretamente dionisiaco e olimpico: “Siamo spirali ammalianti fra terra e cielo, stando in un dipinto vorremmo dire che la vita è un fremito”.

E gli omini, neri, disposti su   sfondi teneramente gialli – azzurri-garanza che   genere letterario possono impersonare?, Mi sono chiesto. La Cronaca.   Acciderba!, la cronaca dell’evoluzione. Che dai tempi del primo uomo eretto con un po’ di sale in zucca a quello di oggi non è tanto cambiato per difetti,   illusioni, pregi, rocamboleschi infortuni nel reale.

Sembrano quasi disorientati questi tre omini. Capovolti e strampalati. Sicuramente pensano di essere i dominatori e invece nel dipinto sono dominati. Hanno pensieri simili, in ogni caso. Ne captiamo uno su tutti. “Nostro è il mondo di notte e di giorno”. Lasciamoli alle loro illusioni homocentriche. E prima di proseguire questo viaggio nel pianeta Errani possiamo adagiarci nella certezza della matematica. Nel segni della matematica: il piu’, il meno, l’uguale.

Curiosa questa irruzione della logica nel fantastico. Ma cosa somma e sottrae e moltiplica l’arte della pittrice? Somma fiore a fiore? Finestra illuminata a finestra spenta? Sottrae i pensieri stupidini degli uomini al loro dominio? Non lo so. Ma questa lettura del quadro è un gioco, e sono convinto che qui la matematica non è per   un compito, le operazioni hanno tante soluzioni quanti gli sguardi sul quadro. Ognuno proceda come vuole! Ho accennato ai fiori. I fiori che ruolo hanno?, mi sono chiesto in questo mese, passato davanti al quadro. Credo che i fiori attengano al racconto . Sono fiori senza stelo. La trama è concentrata nei petali. Tanti antefatti sono nascosti. Dati per scontati. Impollinazione. Bocciolo. Schiusa. Fiori già nella totale esposizione di sé. E dicono: “Se capite la nostra impudica apertura, saprete che la bellezza del colore è l’illusione dell’improbabile, è non avere un nome preciso per non sfiorire mai”.

Aforisma, Mito, Cronaca, Racconto, credo sia il tempo del Romanzo. Che l’ambizione della pittrice sia anche quella di narrare lo indica la punteggiatura sparsa qua e là: punto e virgola, punto esclamativo. Ma chi interpreta il romanzo in questo quadro? Lo fanno le case, le facciate delle case. Ma come!, direte, facciate inanimate? Ma non lo sono. Guardate meglio. Queste casette hanno vita. Occhi, bocca, una mimica particolare. I nostri sogni possono entrare, uscire, stare in cantina, raggiungere il sottotetto, svaporare per i comignoli, ballonzolare dietro le persiane. Custodiscono un romanzo inesauribile, che muta continuamente negli esiti. Ovviamente se i sogni la fanno da protagonisti, l’intreccio è mutevole.

L’ultimo tassello è quello della lirica, della Poesia. E’ quasi defilata ma, se vogliamo evadere per un momento dalla terrestrità del quadro, è su di lei che dobbiamo confidare. C’è il cielo stellato e nel cielo la luna. E da lassù forse Ariosto, forse Leopardi, e tutti gli innamorati con amori irraggiungibili, a portata di realizzazione, obliati   e tenuti nel ricordo, sorridono a chi scrive, a Maria Errani che dipinse il quadro, a chi osserva ed osserverà. Noi non li vediamo bene, ma loro sì che vedono noi. Hanno il cannocchiale rovesciato della fantasia inesauribile.

Finiti i generi, tutto concluso? Uhmm. Il pianeta non ha l’azzurro attorno. Ma un giallo che rimanda alle icone. Al sacro. Vuoi vedere che la pittrice ci fa il dono di dirci che ogni vicenda   reale o sognata, letteraria o incredibilmente realistica, rimanda sempre a qualcosa di inafferrabile, che né il pittore, né lo scrittore o il critico può   certo spiegare. E su questo mistero, del quale i dipinti sono forse i coriandoli, potrebbe dire Maria Errani, piu’di tanto non si può sapere. Ed è bene così. Io concordo, e credo anche voi, che mi leggete in questo trattatello per generi su di un dipinto che mi ha stregato, concorderete. Intuisco poi che c’è una domanda che l’incuriosito da questa artista può formulare: “E gli altri dipinti, cosa sono, come sono?”

Come potrei rispondere? Vediamo. Ho avuto in sorte di capitare davanti a un quadro pianeta. Interpretando un quadro ne ho interpretati tanti. Gli altri dipinti sono l’esplosione, fantastica, di questo. Tanti quadri colmi di varianti e altri incredibili esiti.