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Il dipinto, di cui parlerò fra poco, riassume
tutta la poetica e l’arte dell’artista. Di
piu’: lo stesso quadro che si presenta come un
pianeta, diviso a spicchi dai meridiani e dai
paralleli fino a formare tanti geometrici
riquadri, può roteare tranquillamente attorno
ai generi, narrativi, coinvolgendo in
sequenza: il critico prima e chi si avvicinerà
all’immagine poi: il visitatore della mostra
futura, gli amici che transiteranno il salotto
dove il quadro sarà
appeso,e chi sfogliando un catalogo, troverà
l’immagine riprodotta su carta patinata.
Insomma, orbite conoscitive e narrative.
Esteticamente narrative. Pittoricamente
inclusive. Molto vive se vogliamo
filastroccheggiare all’infinito.
Maria Errani ha avuto in sorte lo sguardo
fiabesco,che notoriamente riluce senza età,
per descrivere il suo immaginario che nel caso
del dipinto, e sempre con accorta rima,
diventa planetario. Ho parlato di generi
narrativi, giochiamo allora a scoprire le
caselle che occupano e i virtuosi intrecci
romanzeschi che possono suggerire. Ci sono
orologi.
Quattro orologi. Ma con lancette molto
particolari. Che vanno per conto loro. Anche a
rovescio. E le ore quasi sgambettano chi
dovrebbe misurarle e incatenarle alla logica
del tempo che passa. Gli orologi sono i
testimoni del genere aforistico. Sono
simbolici per natura, dai tempi delle
clessidre. E misurano qualsiasi cosa nel
dipinto della Errani: dal flusso mobile
dell’evoluzione dell’uomo a come i vetri delle
case
riflettono gli sguardi. Scandiscono la
crescita temporale dei fiori, ma anche del
cielo stellato. E se uno accosta l’orecchio a
questi orologi, oltre al ticchettio inusuale,
può sentire un mormorio decifrabile
pressappoco così: “Ah il tempo, chi lo prende
sul serio edifica il suo esilio. Ma qui il
tempo offre ad ognuno una casetta godibile.
Sceglietela fra quelle del Polo Nord e Sud.
Sappiate che non c’è freddo. In questi interni
il vostro vissuto, se ne sarete inquilini,
avrà sorprese che non posso rivelarvi”. Le
rotondità degli aggeggi usi a misurare il
tempo hanno una curiosa ripetizione panciuta
nelle spirali. Spirali domestiche quasi
addomesticate. Non rimandono a gorghi paurosi,
buchi neri, bensì alla levità del mito:
all’origine che va su e giu’come una molla.
Potrebbero presentarsi con qualche lacerto
oscuro, discretamente dionisiaco e olimpico:
“Siamo spirali ammalianti fra terra e cielo,
stando in un dipinto vorremmo dire che la vita
è un fremito”.
E gli omini, neri, disposti su
sfondi teneramente gialli – azzurri-garanza
che
genere letterario possono impersonare?, Mi
sono chiesto. La
Cronaca.
Acciderba!, la cronaca dell’evoluzione. Che
dai tempi del primo uomo eretto con un po’ di
sale in zucca a quello di oggi non è tanto
cambiato per difetti,
illusioni, pregi, rocamboleschi infortuni nel
reale.
Sembrano quasi disorientati questi tre omini.
Capovolti e strampalati. Sicuramente pensano
di essere i dominatori e invece nel dipinto
sono dominati. Hanno pensieri simili, in ogni
caso. Ne captiamo uno su tutti. “Nostro è il
mondo di notte e di giorno”. Lasciamoli alle
loro illusioni homocentriche. E prima di
proseguire questo viaggio nel pianeta Errani
possiamo adagiarci nella certezza della
matematica. Nel segni della matematica: il
piu’, il meno, l’uguale.
Curiosa questa irruzione della logica nel
fantastico. Ma cosa somma e sottrae e
moltiplica l’arte della pittrice? Somma fiore
a fiore? Finestra illuminata a finestra
spenta? Sottrae i pensieri stupidini degli
uomini al loro dominio? Non lo so. Ma questa
lettura del quadro è un gioco, e sono convinto
che qui la matematica non è per
un compito, le operazioni hanno tante
soluzioni quanti gli sguardi sul quadro.
Ognuno proceda come vuole! Ho accennato ai
fiori. I fiori che ruolo hanno?, mi sono
chiesto in questo mese, passato davanti al
quadro. Credo che i fiori attengano
al
racconto
.
Sono fiori senza stelo. La trama è concentrata
nei petali. Tanti antefatti sono nascosti.
Dati per
scontati.
Impollinazione. Bocciolo. Schiusa. Fiori già
nella totale esposizione di sé. E dicono: “Se
capite la nostra impudica apertura, saprete
che la bellezza del colore è l’illusione
dell’improbabile, è non avere un nome preciso
per non sfiorire mai”.
Aforisma, Mito,
Cronaca, Racconto,
credo sia il tempo del
Romanzo.
Che l’ambizione della pittrice sia anche
quella di narrare lo indica la punteggiatura
sparsa qua e là: punto e virgola, punto
esclamativo. Ma chi interpreta il romanzo in
questo quadro? Lo fanno le case, le facciate
delle case. Ma come!, direte, facciate
inanimate? Ma non lo sono. Guardate meglio.
Queste casette hanno vita. Occhi, bocca, una
mimica particolare. I nostri sogni possono
entrare, uscire, stare in cantina, raggiungere
il sottotetto, svaporare per i comignoli,
ballonzolare dietro le persiane. Custodiscono
un romanzo inesauribile, che muta
continuamente negli esiti. Ovviamente se i
sogni la fanno da protagonisti, l’intreccio è
mutevole.
L’ultimo tassello è quello della lirica,
della
Poesia.
E’ quasi defilata ma, se vogliamo evadere per
un momento dalla terrestrità del quadro, è su
di lei che dobbiamo confidare. C’è il cielo
stellato e nel cielo la luna. E da lassù forse
Ariosto, forse Leopardi, e tutti gli
innamorati con amori irraggiungibili, a
portata di realizzazione,
obliati
e tenuti nel ricordo, sorridono a chi scrive,
a Maria Errani che dipinse il quadro, a chi
osserva ed osserverà. Noi non li vediamo bene,
ma loro sì che vedono noi. Hanno il
cannocchiale rovesciato della fantasia
inesauribile.
Finiti i generi, tutto concluso? Uhmm. Il
pianeta non ha l’azzurro attorno. Ma un giallo
che rimanda alle icone. Al sacro. Vuoi vedere
che la pittrice ci fa il dono di dirci che
ogni vicenda
reale o sognata, letteraria o incredibilmente
realistica, rimanda sempre a qualcosa di
inafferrabile, che né il pittore, né lo
scrittore o il critico può
certo spiegare. E su questo mistero, del quale
i dipinti sono forse i coriandoli, potrebbe
dire Maria Errani, piu’di tanto non si può
sapere. Ed è bene così. Io concordo, e credo
anche voi, che mi leggete in questo
trattatello per generi su di un dipinto che mi
ha stregato, concorderete. Intuisco poi che
c’è una domanda che l’incuriosito da questa
artista può formulare: “E gli altri dipinti,
cosa sono, come sono?”
Come potrei rispondere? Vediamo. Ho avuto in
sorte di capitare davanti a un quadro pianeta.
Interpretando un quadro ne ho interpretati
tanti. Gli altri dipinti sono l’esplosione,
fantastica, di questo. Tanti quadri colmi di
varianti e altri incredibili
esiti.
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